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E poi ha scritto un libro

Me lo sono sentito dire da un cliente qualche giorno fa. A proposito di un suo fornitore. Lo diceva con rispetto e quasi ammirazione.

Paolo Pugni

Me lo sono sentito dire da un cliente qualche giorno fa. A proposito di un suo fornitore. Lo diceva con rispetto e quasi ammirazione. Di certo mostrava di ritenere per questo il suo interlocutore molto autorevole: “eh, ha scritto un libro“.

Perché ci colpisce tanto questo fatto? Perché, credo, sia la dimostrazione non solo di avere qualcosa da dire, ma anche di avere il coraggio per dirlo e il rigore per mettere ordine negli argomenti da trattare.

Questo ci piace, questo lo apprezziamo. E riconosciamo valore a chi ha la voglia di farlo.

A volte leggi libri scritti malissimo, non solo nel mondo della saggistica ma anche in quello della narrativa. E ti chiedi come sia stato possibile all’autore trovare un editore e venderne molte copie. Io non ho trovato una risposta, se tu ce l’hai…. aiutami!

Può essere, di sicuro va apprezzato il coraggio di esporsi.

Ho scritto molti libri in vita mia, sia saggi sia romanzi, anche di fantascienza. Ho cercato di curare molto la scrittura, che ritengo essere il veicolo migliore del contenuto. L’ebrezza della frase che affascina, del vocabolo che illumina, dell’aforisma che resta… quando lo trovo mi innamoro. E quindi spero di riuscire ad avvicinarmi a quelle vette.

Voglio parlare di vendita, ma anche di vita. Così è nato Il valore del venditore una business novel che parla delle fatiche di chi vende e della sua vita.

Non è un romanzo di iniziazione, è la storia di tutti i giorni che spiega come essere più efficaci nella vendita. Partendo dalla fatica.

In questi giorni sul mio profilo sto pubblicando qualche estratto, qui sotto te ne lascio uno.

Spero tu sia interessato al libro. Lo puoi trovare qui, su Amazon ovviamente. E sempre su Amazon trovi tutti i miei libri, proprio qui.

Oppure puoi richiedermelo direttamente per averlo autografato, con dedica, con un rimborso spese di 15€. E con un po’ di pazienza.

E se hai domande da farmi, sono a tua disposizione.

Paolo.

 

 

 

 

“I consulenti sono del tutto inutili. Anzi, sono dannosi”.

Silenzio glaciale. Pazienza non ha pazienza. Pazienza Aldo intendo. Il responsabile delle fiere e degli eventi. Immaginavo fosse ostile, così però…

Sorrido. Mi verrà una paresi. Ma che cosa posso fare? Sorrido perché questo è il modo migliore di affrontare la vita. Ci sono molti modi per sorridere e molte ragioni. Come fai ad affrontare una difficoltà se non sorridendo? Ridere sarebbe da incoscienti, forse anche da imbecilli. Sorridere invece…. carica.

“Una affermazione un po’ temeraria” butta lì, con controllata energia, Rosati. Non per difendere me, vuol difendere la sua decisione di convocarmi.

“Una affermazione che contiene molta verità” dico io. E mi rivolgo a Pazienza: “Sarei sciocco se ritenessi che tutti i consulenti fossero saggi ed utili. Capisco quello che dice: posso chiederle quali sono state le sue esperienze più negative con consulenti?”.

Pare stupito. Sembra non capire in che direzione muoversi.

“Non capiscono la realtà dell’azienda e arrivano con soluzioni preconfezionate, millantando successi che non esistono, e costringendoti a seguire le loro indicazioni per poi negare ogni responsabilità e lasciarti con il cerino in mano. Se va male ovviamente. Andasse bene, il merito sarebbe tutto loro!”.

Tutto chiaro.

“Ha ragione”, dico lentamente, con quella tonalità bassa che mi ha insegnato ad usare Marco per rassicurare. “Ha ragione a pretendere un lavoro di squadra. Ognuno mette il suo e si assume le proprie responsabilità. Si lavora insieme, non si eseguono ordini. Ha ragione quando dice che bisogna capire la realtà dell’azienda, e metterle a fianco quella del mercato, o di altri settori, per avere una visuale più ampia e decidere insieme dove andare”.

Mi taccio, voglio vedere l’effetto che fa. Voglio capire fino dove arriva.

Non sono l’unico.

“Perché? Lei non è venuto qui a dirci che non va bene niente e spiegarci come fare?”, dice con voce tagliente. Mi pare però leggermente viziata da un sottile dubbio.