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Il portafoglio

Ho messo ordine nel mio portafogli. Una volta ogni cinque anni lo faccio. è come uno scavo archeologico. Trovo cose che non hanno più

Paolo Pugni

Ho messo ordine nel mio portafogli.

Una volta ogni cinque anni lo faccio. è come uno scavo archeologico.

Trovo cose che non hanno più senso e reperti che risvegliano ricordi.

I biglietti da visita sono un incontro abituale. La tragedia è che non sempre la memoria li ricollega. Molti sono di ristoranti. E va bene. Chissà mai se tornerò in quella città, e in quella zona E chissà se quel ristorante ci sarà ancora.

La riflessione parte però da un’altra categoria, come quella della foto: gli autisti privati, NCC o assimilabili. Comodi, pratici, gentili. Irrecuperabili. Guarda nell’immagine. Biglietto prestigioso, con tanto di telefono e indirizzo di posta, rigorosamente @gmail.com.

Di quale città si parla? Ho controllato in tutti gli altri che ho recuperato dall’estrazione nel portafogli. Non ce n’è uno che riporti il luogo. Mi pare una occasione persa: se non ti ricordo dove puoi sfruttare i miei servizi, come fai a usufruirne? E’ un errore che commettiamo anche noi? Quali coordinate ci mancano per farci trovare?

Qualche giorno fa ho chiesto a GPT di indicarmi come potermi registrare per ricevere le newsletter di alcuni esperti. Mi sono messo nel numero. La risposta che mi ha dato è che io non ho newsletter. Sto sbagliando. E gravemente. Per registrarsi bisogna andare quioppure qui se preferisci, ma evidentemente c’è qualcosa che non funziona nel mio sistema.

E tu?

Commetti errori analoghi?

Quali?

 

Ho giocato con GPT e gli ho chiesto di riscrivere questo brano con stili diversi: ecco cosa ne è uscito

Seconda versione più narrativa

Riordinare il portafogli ogni cinque anni è come un viaggio nel tempo. Non è solo un gesto pratico, ma un’esplorazione archeologica tra frammenti di vita dimenticati. Dentro, tra le pieghe di pelle consumata, si nascondono biglietti da visita che non sempre risvegliano ricordi.

Molti sono di ristoranti: luoghi di incontri, di sapori impressi nella memoria. Alcuni forse non esistono più, altri potrebbero aspettarmi in un futuro incerto. Ma c’è un’altra categoria di biglietti, quella più enigmatica: gli autisti privati, gli NCC, quei professionisti discreti e affidabili. Il loro servizio è impeccabile, la loro presenza rassicurante. Ma il loro biglietto? Anonimo, senza radici.

Guardo l’immagine. Carta prestigiosa, dettagli curati. Ho oscurato telefono e indirizzo email—ovviamente un @gmail.com—ma resta il mistero più grande: di quale città si parla?

Scavo tra gli altri biglietti e la scoperta è amara: nessuno riporta la città. Un’occasione persa. Se il cliente non ricorda dove può sfruttare i tuoi servizi, come farà a ritrovarti?

Ed è un errore che, forse, commettiamo anche noi. Quali coordinate ci mancano per farci trovare?

Qualche giorno fa ho chiesto a GPT di aiutarmi a registrarmi alle newsletter di alcuni esperti. Ho inserito anche la mia. La sua risposta? Io non ho newsletter.

Un errore grave. Sto sbagliando.

E tu? Commetti errori simili? Quali sono le informazioni che dimentichi di dare, i segnali che non lasci, le tracce che non rendi leggibili?

Stili di autori famosi

A) Stephen King

Il portafogli era una bestia. Grassa di biglietti, tessere, ricevute spiegazzate. Ogni cinque anni dovevo affrontarlo, come un cacciatore che apre la tana di una creatura che ha inghiottito troppo.

I biglietti da visita erano gli ossi di quell’essere famelico. Ristoranti, autisti privati, luoghi che forse non esistevano più. Un enigma sottile: nessuno diceva dove si trovava.

E se servissi un autista, ora, tra cinque anni? Sarebbe ancora vivo? Avrebbe ancora quel numero? E io… lo ricorderei?

Commettiamo lo stesso errore: lasciamo tracce indecifrabili. Diventiamo fantasmi di noi stessi.

B) Agatha Christie

Il portafogli, un diario segreto di cinque anni di esistenza. Nel suo ventre di pelle, una collezione di biglietti da visita. Ma qualcosa non torna.

Ristoranti, autisti privati, servizi di lusso… Eppure, una costante inquietante: nessuno di questi biglietti riporta una città.

Un’indagine da avviare. Come se qualcuno avesse deliberatamente cancellato le tracce, lasciando solo il vago ricordo di un servizio, senza indizi per rintracciarlo.

Una domanda mi sorge spontanea: e se stessi facendo lo stesso errore? Se nessuno può trovare il mio lavoro, la mia presenza, la mia voce… allora, sono davvero visibile, o sto svanendo senza saperlo?

C) Jack Kerouac

Ogni cinque anni, un rito. Il portafogli si svuota, si rivolta. Ne vengono fuori brandelli di vita.

Ristoranti di città sconosciute. Autisti privati che mi hanno accompagnato chissà dove. Eppure, nessuno mi dice dove potrei ritrovarli.

È come un viaggio incompleto, una strada interrotta. Quanti chilometri ho fatto senza sapere dove stessi andando davvero?

E poi penso: sto facendo lo stesso errore? Sto lasciando indizi per il mio passaggio o sto scomparendo nel rumore del mondo?