Ho scoperto che cosa sia l’empatia. E mi ha fatto male.
Se ne parla tanto e la definizione ufficiale è chiara. Ho studiato il tema a lungo. So che il sinonimo che meglio di tutti le si adatta è intelligenza emotive. So che molti la confondono con la simpatia, o con una generica sensibilità.
Ma qui la razionalizzazione non esaurisce, anzi: allontana in qualche modo
Partiamo dalle definizioni
L’empatia è la capacità di comprendere e, in parte, condividere lo stato emotivo e mentale di un’altra persona. Non si tratta quindi solo di “capire come si sente l’altro”, ma anche riuscire a sintonizzarsi con il suo vissuto emotivo, pur restando distinti: io resto me stesso, ma entro nel tuo mondo emotivo con rispetto.
Due sono le forme di empatia riportate.
- Empatia cognitiva: capire cosa l’altro sta provando (comprensione intellettuale).
- Empatia emotiva: sentire, in parte, quello che l’altro sente (risonanza affettiva).
L’intelligenza emotiva è la capacità di riconoscere, comprendere, gestire e utilizzare in modo efficace le emozioni, sia proprie che altrui. Questa capacità, una delle intelligenze raccontate da Howard Gartner, comprende:
- Consapevolezza di sé: riconoscere le proprie emozioni.
- Autoregolazione: saperle gestire.
- Motivazione: usare le emozioni per orientarsi verso obiettivi.
- Empatia: (sì, è una componente).
- Abilità sociali: relazionarsi in modo efficace.
Esiste quindi una differenza tra empatia ed intelligenza emotiva? L’empatia è parte dell’intelligenza emotiva. Da sola non basta.
Puoi essere empatico (capire le emozioni altrui), ma non saperle gestire bene: né le tue né quelle degli altri. L’intelligenza emotiva è più strategica: comprende anche l’uso consapevole delle emozioni per guidare pensieri, decisioni e comportamenti.
Un esempio per capirla al volo: Empatia è: “Capisco che sei arrabbiato perché ti sei sentito ignorato”. Intelligenza emotiva è: “Capisco che sei arrabbiato, lo accetto, non reagisco male e ti aiuto a uscire da lì con un confronto costruttivo.”
Bello? Interessante? Illuminante? Ma non basta. Siamo sempre nel mondo della conoscenza, non in quello della consapevolezza. Finché non sento ciò che senti, finché non sono lì, dentro alla buca con te, nella melma delle tue emozioni, e le vivo su di me, mi si appiccicano addosso, come faccio ad averne realmente esperienza? E come posso capire cosa stai vivendo e come esserti d’aiuto per tirarti fuori dalla buca?
Perché è importante capirlo? È importante? Cosa suggerisci? Che cosa vivi? Come puoi dare un contributo a questo spunto?