Che cos ‘è la vulnerabilità? Perché la vulnerabilità è positiva. Da chi possiamo imparare qualcosa sulla vulnerabilità?
Brené Brown, studiosa americana che ha lavorato molto nel tema della vergogna di comportamenti collegati a questi, della quale esiste un meraviglioso TEDx che trovate su YouTube e un video su Netflix da vedere, ve lo consiglio spassionatamente, la definisce proprio così. Qualcosa che ha a che fare con l ‘incertezza, il rischio, l ‘esposizione emotiva e la capacità di esporsi. E questo produce coraggio, produce creatività. Perché? Che cosa c ‘entra tutto questo? Perché implica la volontà di lasciarsi vedere, così come siamo, autentici, di esporsi, e di esporre così il proprio dolore, la propria vergogna, la propria paura, i propri errori, le proprie emozioni, le proprie delusioni anche. Questo rende vulnerabili, nel senso che siamo esposti agli attacchi degli altri, ma nel contempo ci forgia il carattere. Le conseguenze? Beh, quelle che elenca Brené Brown sono queste, ma le possiamo riscontrare nelle persone attorno a noi. Autenticità, appartenenza, coraggio, responsabilità. Paravamo di vergogna, ma che cos ‘è la vergogna? La vergogna, che è un punto importante, perché si collega anche a tanti tematiche che riguardano l ‘interiorità, è la consapevolezza, il sentirsi imperfetti. Brené Brown, per esempio, Brené Brown parla di una vergogna al femminile che è centrata prevalentemente sull’aspetto fisico, sul ruolo nella vita. Essere madre, fare carriera o altro. E qui per esempio è molto interessante il libro di Nuria Cincilla, di qualche anno fa l ‘ambizione femminile che diceva in apertura una frase meravigliosamente affascinante e pungente. La donna che desidera assomigliare ad un uomo, pecca di ambizione, a scarsa ambizione, una frase sulla quale conviene riflettere. Cioè quello che sta dicendo Brené Brown è che la vergogna è il mancato adeguamento agli stereotipi culturali, sociali, che ci vengono imposti, infatti l ‘aspetto avvenente femminile. E al maschile che cos ‘è? Il… mostrarsi debole. Non devo mostrarmi debole, io sono coraggioso, posso fare qualunque cosa, io sono sprezzante, fino a arrivare alla violenza. A certi modelli di maschilismo di oggi, che sono modelli che esprimono questo uomo che “non deve chiedere mai”. E che non mi sembra sia tanto figlio del Patriarcato, quanto solo di un maschilismo egoistico ed aggressivo, totalmente da condannare. Come dice Ricolfi in una bellissima intervista, ma quale patriarcato? Il padre è scomparso in Occidente da 50 anni. Dagli anni 60 è scomparse la figura del padre, la stiamo cercando disparatamente. Qui c ‘è un altro tipo di modello che è quello del maschilismo, ma che è una cosa diversa. Quindi tornando alla vergogna, secondo Brené Brown, questa vergogna è la vergogna di sentirsi imperfetti. Interessante questo concetto di sentirsi imperfetti. E quindi dentro la vulnerabilità c ‘è non avere paura della vergogna, non avere paura a mostrarsi così come si è, non avere paura a mostrarsi anche con i propri limiti. Perché questo è il modo migliore per generare fiducia. E qui passiamo un altro autore, Patrick Lencioni, che nel suo libro La Guerra del Team, Le 5 disfunzioni del team, parte proprio da questo aspetto. Il team crolla, il fondamento del team crolla se c ‘è mancanza di fiducia. E l’unico modo per fidarsi degli altri è mostrarsi vulnerabili. Entrare su un piano di tale intimità, professionale chiaro, ma poi il discorso vale anche per l ‘esterno, da non avere paura di mostrarsi così come si è con i propri limiti. Questa distruzione che parte dalla fiducia provoca a cascata la morte del team. Perché la mancanza di fiducia produce la mancanza di conflitto. Cioè la capacità di affrontarsi direttamente, con una cura frontale, che vuol dire, mettersi davanti agli altri, per aiutarli senza paura di offenderli, ma essendo molto diretti. Molto molto diretti. Questa mancanza di confronto porta alla mancanza di impegno, che produce una deresponsabilizzazione e alla fine un disinteresse per i risultati, che porta l ‘azienda a non avere risultati. Ma non c ‘è soltanto una lettura, se volete, laica di questo aspetto. C ‘è anche un altro tipo di lettura, che è interessante da mettere a fianco a questa, che è quella più morale, religiosa. Fabio Rosini, nel libro L ‘arte della buona battaglia, parla proprio di questa vulnerabilità, mettendola in relazione col fatto di non sentirsi amati. Se non ci si sente amati, diventiamo fragili, perché abbiamo paura di mostrare le nostre debolezze che conosciamo, i nostri limiti che conosciamo, abbiamo il terrore di farlo, perché non essendoci nessuno che ci accoglie, che ci abbraccia nella nostra fragilità, abbiamo paura di mettere in mostra la fragilità, abbiamo paura di far vedere i nostri limiti, e questo ci rende terribilmente soli. Tutto diventa una battaglia, una battaglia di tutti contro tutti, una battaglia in cui devo sempre mostrarmi all’altezza, mai mostrare il fianco a qualcuno che a quel punto potrebbe approfittare del mio lato debole per distruggermi, per devastarmi. E questo induce alla superbia, induce all’invidia, induce a tutta una serie di devastanti conseguenze negative che derivano proprio dal fatto di non volersi mostrare vulnerabile. Non èun caso che Lencioni e la Brown parlano di eccellenti leader in coloro che si mostrano vulnerabile, perché evitano questo rischio della superbia, della presunzione dell’invidia, evitano di cadere in questa trappola, di non accettare i propri limiti e quindi eliminarli, trasformarli con la violenza e qualcosa di forte. Rosini dice che bisogna avere su di sé uno sguardo buono, uno sguardo affettuoso, uno sguardo di qualcuno che ci ama, che è interessato a noi, che ci aiuta a risolvere le situazioni, perché ci vuole bene, che non ha paura di curare le nostre ferite, non ha paura di sedersi accanto a noi e piangere, non ha paura di vederci con i nostri limiti, perché non ha paura a sua volta di mostrare i suoi, perché sa che troverà lo stesso ambiente. Come si può fare?
Beh, un podcast non è il luogo per andare in profondità su questo, ma un caffè preso al bar, magari sì, seduti insieme. Se vuoi approfondire questo tema, scrivimi, contattami, sai sicuramente come farlo. Su qualunque piattaforma tu stai ascoltando adesso questo audio o leggendo questo testo, sai come fare a contattarmi. Non garantisco di rispondere in tempo reale, ma ti garantisco che troviamo il modo per ragionare insieme di questo, che si tratti di un problema, di una situazione professionale, che si tratti di una situazione personale. Altrimenti, perché faccio queste cose? Altrimenti perché le racconto? Altrimenti perché metto in piazza i miei limiti?