“Non sono interessato” è una risposta che gela sempre il sangue. E che ti insegna tanto.
Specie se non hai proposto nulla.
Hai presente quando cammini per strada, assorto nelle tue preoccupazioni, e qualcuno ti viene incontro sorridendo proponendoti qualcosa da comperare?
Sembra una situazione come quella.
Però mi è successa qui su LinkedIn.
Ho contattato un imprenditore chiedendo la connessione, con garbo. Credo. Senza chiedere nulla. Solo di poter essere connesso.
La mia richiesta viene accolta, link stabilito, ma contestualmente mi arriva dalla persona un messaggio diretto:
Buon giorno,
non sono interessato.
grazie
Interessato a che? Non ho ancora nemmeno parlato. Non è peraltro mia abitudine aggredire una connessione con un catalogo di offerte.
Dopo l’iniziale amarezza, arriva però la lezione. Forte e chiara.
Siamo ormai arrivati alla prevenzione, anche su LinkedIn.
Se questo imprenditore ha sentito il bisogno di mettere subito le mani avanti chiarendo che non è interessato, a nulla direi, senza nemmeno sapere che cosa avrei fatto dopo, avrà le sue buone ragioni. Immagino quanto sia stato aggredito da venditori approssimativi che, appena dopo aver ottenuto la connessione, l’hanno subissato di proposte, spesso fuori target (succede anche a me, e chiedere a Maurizio Passerini per dettagli ulteriori).
Che cosa posso fare, che cosa possiamo fare, per spiegare che non è nostra intenzione spingere una vendita in modo tra l’altro poco credibile? Dove siamo finiti se un imprenditore si sente praticamente obbligato ad una “guerra preventiva” per evitare di vedersi assediato da proposte improbabili?
Che cosa ne dici?
p.s. a scanso di equivoci nutro profondo rispetto per questo imprenditore, e gratitudine per la lezione che ho appreso.