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La solitudine del numero Uno – 2

Matteo rimase di stucco. Non aveva considerato quella opzione. Stava per rispondere che no, non sarebbe stato solo, ma si fermò con la mano

Paolo Pugni

Matteo rimase di stucco. Non aveva considerato quella opzione. Stava per rispondere che no, non sarebbe stato solo, ma si fermò con la mano a mezz’aria, imbarazzato e sorpreso.

Poi chinò il viso portando entrambe le mani sugli occhi, in un gesto che evidenziò la sua stanchezza e il suo sconforto.

“No, non posso fare tutto da solo. E non posso avere tutti contro”, quindi quasi sconsolato aggiunse con un filo di voce: “che cosa devo fare?”.

“Ah ma non posso mica dirtelo io! Non possiamo dirtelo noi!” rispose sorridendo Franco. “Noi possiamo aiutarti a prendere la decisione, darti dei consigli, non sostituirci a te. Quello che so è che questo atteggiamento rivalsa non ti aiuta, non può aiutarti. Ti danneggia. Nessun uomo è un’isola, non puoi pensarti contro gli altri. Magari se lo meritano anche, magari non ti verranno incontro. Ma lascia che sia loro la responsabilità di rifiutare. Non essere tu quello ostile”.

“Conosco bene la tua caparbietà, e la tua competenza”, aggiunse Fabio che voleva stemperare il clima, essendosi accorto dell’imbarazzo di Matteo, “credo che non debba diventare ostilità o peggio aggressività. Non hai nulla da guadagnarci. La rivalsa arriverà, a non come vendetta. Butta le energie nella soluzione”.

“E prima nell’analisi”, chiosò Alessandra prendendo la mano di Matteo tra le sue, “come dice Franco prima bisogna partire dal vero problema, che come sempre ha due sfumature molto nette: da una parte l’aspetto razionale, dall’altro l’implicazione umana. Tua. Di tutti. Tendiamo sempre a trascurare questo elemento, ma è lì. Le decisioni le prendiamo come persone, non come intelligenze artificiali. Siamo dentro nelle cose. Le viviamo, ci portiamo dietro la nostra vulnerabilità, le nostre ferite”.

“Ferite ne ho, certo. Ma vulnerabilità…. Spero di no!” esclamò quasi per recuperare stima in se stesso Matteo.

“Sicuro? Ti senti perfetto?”, incalzò con un sorriso Susanna, “io mi sento vulnerabile, fragile, esposta. E no, non saltare fuori con la sciocchezza che sono una donna, potresti finire molto male e scoprire che la fragilità di cui parlo è altra cosa dalla potenza fisica”.

Matteo spalancò le braccia per declinare l’accusa.

“Vulnerabile vuol dire coraggioso: cioè capace di ammettere i propri limiti. Che vuol dire prima conoscerli e sfruttarli. Non avere paura di mostrarsi così come si è, con la voglia di migliorare si intende, ma senza la presunzione di non avere condizionamenti o mentire a se stessi e agli altri cercando di nasconderli”.

“Tu hai limiti?” domandò un po’ ironico e sorpreso Matteo ad Alessandra e poi volgendosi intorno e indicando Franco “e tu? E tu Fabio?”.

“Certo che ne ho!” esclamò secca Alessandra, “uno è proprio questo, non essere capace di controllare le mie emozioni quando mi sento sminuita. E temere di restare sola. Tu non hai paura di rimanere solo?”.

 

Ti senti solo nelle decisioni aziendali? Sapresti evidenziare quali sono i tuoi limiti? Come vivi la vulnerabilità?

 

Io sono solo! Voleva gridare Matteo. Per questo siete qui. Per questo vi sto chiedendo aiuto. Ma non riesco a dirlo. Questo pensava ma ancora una volta rimase in silenzio, serrando la bocca per nascondere i suoi sentimenti.

Susanna scosse la testa: “c’è molto da fare, Matteo. Ti vogliamo bene. Tutti. E lo sai.”.

Sì, ho bisogno di persone che mi vogliano bene, adesso. In modo diverso dalla mia famiglia, che questo non lo può capire anche se mi è davvero vicina. Ci sono mondi che non si possono mescolare. Non disse neanche questo, si limito ad annuire con gli occhi un po’ arrossati.

“Mi hanno insegnato a non piangere quando ero bambino. A non mostrare emozioni. Hanno forzato la struttura allora e non posso modificarla. E così quando la pressione diventa insopportabile, sfiata in altri modi. Voi lo sapete bene”.

“Da quando ci prendesti a sassate per un litigio durante una partita in seconda media”, sorrise Massimo.

“Cosa succede adesso”, chiese Matteo dopo qualche secondo di ilarità.

“Franco, sei tu al comando”, intervenne Alberto indicandolo con la mano.

“Succede che ci troviamo tu ed io per preparare l’incontro con tutti, per ripulire il problema e cercare di descriverlo nel modo migliore. Poi ci vediamo insieme, in un contesto un po’ meno gastronomico e più formale, per aiutarti a ragionare e a sentire cosa stia accadendo, giù nelle profondità. E poi…poi… si vedrà” spiegò Franco.

 

“Che cosa ti succede Matteo?”, chiese Fabio mentre, salutati gli altri, camminavano lentamente verso il parcheggio.

“Non lo. O forse sì lo so. Ho paura. Ed è la prima volta. Perché questa situazione qui mette in discussione tutta la mia vita. È come se mi dicesse che allora è stato tutto un inganno, tutto un fallimento. Tutto un errore. Non ti succede mai? In questo momento sto vivendo questo, ed è un orrore. Per questo, probabilmente, ho così voglia di rivincita. Non è in gioco l’azienda, il mio ruolo, ma la mia reputazione, la mia storia, il senso della mia vita”.

Fabio rimase in silenzio, camminarono per alcuni secondi così, senza guardarsi, senza parole, con il solo rumore dei passi.

“Te la ricordi Lampada Osram di Baglioni? Faceva così ‘lui non è più venuto i passi sul selciato ti fanno compagnia e a testa bassa te ne torni a casa tua’. Te la ricordi? Mi sembra adesso. Ci sono dentro. Non so chi o che cosa sia lui, ma questo rumore di passi mi fa sentire così. E per restare in tema e nell’album ti cito anche  Poster: ‘tu che sogni di fuggire via… E andare lontano lontano andare lontano lontano…’. Non hai mai questo desiderio? Lasciare tutto e andare via?”.

“Succede. Noi siamo più forti. Siamo quelli che restano. Stamus. Te lo dico in latino. Con la potenza su questo verbo. Noi stiamo. Non molliamo. Tu, io, noi. Ci mettiamo la pelle per far camminare gli altri sul morbido”.

Matteo annuì.

“Ho bisogno di non avere paura, ho bisogno del coraggio di sentirmi debole. Mi sta vicino Fabio?”.

 

Come possiamo stare vicini a Matteo? Anche tu hai i suoi stessi sentimenti? Come li hai gestiti? Che cosa potresti consigliare a Matteo?

 

“Su di me puoi sempre contare”, rispose Fabio con un sorriso appena abbozzato e guardandolo fisso negli occhi. Era uno sguardo acceso anche se si scorgeva sui bordi la stanchezza. Non triste, piuttosto azzurra, come quel bel cielo di primavera.

Matteo si sentì rassicurato e rasserenato.

Aveva paura di avere paura. Aveva paura di fare brutta figura. Aveva chiare le aspettative degli altri, fin da quando era bambino: un uomo non piange, un uomo non può aver paura, sei un vincente solo se continui a portare risultati, se chiedi aiuto ti mostri debole, se non sai tutto tu come fanno gli altri a fidarsi di te?

Ma quella voce, che continuava a ripetergli queste cose, adesso sembrava stonasse, come rallentata risuonava nelle sue orecchie abnorme, la caricatura di una autorità che stava evaporando. Quella serata stava iniziando a sbriciolare quei miti sui quali aveva impostato il suo lavoro. Anzi: la sua vita. E se la cosa lo tranquillizzava, placando l’ansia da prestazione che fino ad allora lo aveva divorato, lo angosciava anche perché dietro quell’impalcatura non scorgeva nulla.

Dietro non c’era solo una assenza, ma una voragine pronta ad inghiottire.

E si sentiva come il prigioniero che riesce a fuggire dalla prigione ma solo per cadere nell’abisso dell’orrido sul ciglio del quale il carcere stava.

Si sentiva ancora solo, ma adesso non più isolato.

Perché aveva iniziato a riconoscere il profumo di casa, il suono a distanza di una festa alla quale tornare. Non vedeva ancora le luci, dietro l’angolo che non aveva ancora svoltato, le intuiva soltanto nella voce prima ancora che nelle parole di Fabio.

“Sì, so che posso farlo”, gli rispose infine, “ho bisogno di farmi guidare, di perdere il controllo per poter recuperare il senso”.

Quella notte, addormentandosi, si chiedeva “che cosa posso cambiare subito in azienda per iniziare un nuovo corso?”.

 

Tu da dove cominceresti? Che cosa molleresti e che cosa cambieresti? Come puoi aiutare Matteo?