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Non voglio ipocrisia

Insisto: voglio un mondo gentile, non arrogante. Se mi dici cose sagge con aggressività, sei scostante, non ti scelgo. Neanche se vuoi far passare

Paolo Pugni

Insisto: voglio un mondo gentile, non arrogante.

Se mi dici cose sagge con aggressività, sei scostante, non ti scelgo. Neanche se vuoi far passare la tua veemenza per competenza e autorevolezza. Non è così.

Non voglio vento gagliardo, terremoto o fuoco. Voglio un mormorio di vento leggero.

Se mi dici cose sbagliate e false con bei modi, non sei gentile, sei ipocrita. E prima o poi me ne accorgo.

Educazione non è dire “grazie” e “per favore” con il tono di chi ti sta congedando dalla sua superiorità morale. Non è tolleranza, he fa spesso rima con spocchiosità.

Gentilezza non è annuire col sorriso mentre ti passo sopra con un carro armato ben truccato.

Cortesia non è formalismo. Non è apparenza. Non è facciata. Se lo è, allora si chiama solo in un modo: ipocrisia.

Siamo talmente abituati a una cortina di modi “educati” che a volte perdiamo di vista il punto.
O siamo abituati ad un mondo ruvido e grezzo che la gentilezza la consideriamo una tattica subdola: che cosa c’è dietro?

La domanda vera è: che cosa sono realmente e perché metterle in gioco?
Educazione, gentilezza e cortesia sono strumenti relazionali. E ogni strumento ha un senso solo se è messo al servizio di un fine.

E qual è il fine? Il bene dell’altro. Non il nostro compiacimento. Non la forma. Non l’apparenza. Ti interessa il bene dell’altro? Realmente?
Essere educati vuol dire dare all’altro uno spazio di umanità in cui sentirsi accolto, mai sminuito. Essere gentili vuol dire esercitare la forza del rispetto, anche quando si ha ragione. Essere cortesi vuol dire portare un po’ di bellezza, di grazia, di misura nelle relazioni. Non per addolcirle, ma per renderle più vere.

Quando queste tre cose diventano maniera, diventano veleno. Perché mascherano il disprezzo con il sorriso. Perché trasformano la relazione in un teatro di finzione. Perché fanno sentire l’altro non visto, ma gestito.

Educazione senza cuore è controllo. Gentilezza senza intenzione è marketing di cattivo gusto. Cortesia senza autenticità è diplomazia da manuale.

Non servono. Non aiutano. Anzi, peggiorano le cose.

Come posso aiutarti allora?

Lo chiedo perché vedo post strani di recente di chi si stupisce della risposta all’educazione o di chi strepita contro la gentilezza confondendola con l’ipocrisia.

Se posso, ti suggerisco una domanda allo specchio: quando sei educato, gentile, cortese… stai pensando al bene dell’altro? O a mantenere la tua bella immagine?

La differenza tra eleganza e ipocrisia sta tutta lì.

Ah, quella domanda me la sto facendo anche io in questo momento.